three favorite Sanguineti poems

1. … from “Postkarten” 1972-77

la poesia è ancora praticabile, probabilmente, io me la pratico, lo vedi,
in ogni caso, praticamente così:
con questa poesia molto quotidiana (e molto
da quotidiano, proprio): e questa poesia molto giornaliera (e molto giornalistica,
anche, se vuoi) è più chiara, poi, di quell’articolo di Fortini¹ che chiacchiera
della chiarezza degli articoli dei giornali, se hai visto il “Corriere” dell’11,
lunedì, e che ha per titolo, appunto, “perché è difficile scrivere chiaro” (e che
dice persino, ahimè, che la chiarezza è come la verginità e la gioventù): (e che
bisogna perderle, pare per trovarle): (e che io dico, guarda, che è molto meglio
perderle che trovarle, in fondo):
perché io sogno di sprofondarmi a testa prima,
ormai, dentro un assoluto anonimato (oggi, che ho perduto tutto, o quasi): (e
questo significa, credo, nel profondo, che io sogno assolutamente di morire,
questa volta, lo sai):
oggi il mio stile è non avere stile:

 

2. … from “Reisebilder” 1971

non saprei scriverla più, per te, una lettera infinita, sopra fogli di scuola
con rigatura regolare, con fregi a matita rossa e blu, con festoni
di cuori e fiori, piena di D maiuscole (per Du, per Dein), di
für uns sottolineati con forza:
(una lettera come quella che spiavamo
l’altro giorno, in mano a due civili fanciulletti, al piano superiore
di un Bus 94):
nemmeno se tu fossi quella minuscola pseudo-
hawaiana berlinese senza seno, senza reggiseno, che si esibiva incautamente
per noi: (per noi, seduti a succhiarci una coppa alla banana, sotto
una bandierina con la scritta “EIS”, da un gelataio galante che sembra
un macellaio):
nemmeno se io fossi quell’osceno fauno di mezza
età che io sono davvero, ormai:
guardami in faccia, almeno
quando mi tagli i capelli sul balcone, che sto lì a torso nudo, nel vivo
sole di mezzogiorno, nel vento:
mi sognavo simile a un Hoffmann
in delirio: e sono quasi il sosia di un mediocre comico inglese:

 

3. … from “Postkarten” 1972-77

parliamo, per piacere, dei piaceri della vita, per una volta (ho detto
alla moglie di Van Rossum, lunedì verso le 11): (che una tedesca di Monaco,
proprio, sotto i 30, credo, bianca di pelle come un bianco d’uovo):
e il primo
piacere è chiavare, certo: e poi, per me, dormire nel sole (come dormivo adesso,
le ho detto, prima che arrivasse lei: a torso nudo come mi vede, e a piedi
nudi,ecc.): e il terzo è bere vino (francese, possibilmente, come quello
che abbiamo bevuto sabato con Berio, e anche venerdì, a Rotterdam e qui):
(e ho concluso che il paradiso è chiavare nel sole, forse, pieni di Saint-Emilion)